Impostare un metodo di studio nella scuola primaria... a casa.

Impostare un metodo di studio nella scuola primaria… a casa.

A stare attenti in classe, ci si guadagna a casa…”: questa frase, che da bambina io come molti altri mi sono sentita ripetere dai miei insegnanti e non solo, potrebbe parere “usata e abusata”. Eppure è una grande verità: dall’attenzione con cui i bambini seguono le lezioni a scuola, dal loro coinvolgimento attivo in presenza durante le attività didattiche di classe, dipendono l’ottimizzazione del loro tempo ed il contenimento del loro sforzo nello studio.

Come può continuare, però, l’impostazione del metodo di studio “in divenire”, da scuola a casa?

Innanzitutto occorre tenere presente che bambini devono affrontare i compiti a casa dopo una mattinata di lavoro scolastico, con il conseguente calo di energie e, comprensibilmente, di volontà  nell’applicazione.

Parallelamente, serve la consapevolezza che, pur non trattandosi di un’esperienza semplice da affrontare, la ricerca e la definizione di un valido metodo di studio personale rappresenta una tappa tutt’altro che impossibile da superare. Da dove iniziare? Sono convinta che la risposta vada cercata nell’accuratezza da dedicare alla gestione di spazi, tempi e strategie.

Tutti al posto giusto

Creare un ambiente adatto allo studio, privo di distrazioni per i bambini, piacevole e confortevole, dotato di tutto il necessario per svolgere i compiti è davvero importante: può essere la loro cameretta, ma non deve necessariamente essere quella stanza. Basta sia uno spazio dedicato solo allo studio: con una scrivania, uno scaffale con tutti i libri scolastici e i quaderni, il necessario per scrivere e cancellare, una buona illuminazione e una seduta comoda e adatta.

Ogni cosa a suo tempo

Via il dente, via il dolore!”, viene da dire pensando a tutto ciò che affrontiamo malvolentieri o con poco slancio. Come non associare al volo questo modo di dire ai compiti? Ma è davvero la scelta più conveniente?

Iniziare lo studio subito dopo il pranzo o dopo la cena è sconsigliato: in quei momenti il corpo è coinvolto nella digestione e la mente è più affaticata, per cui i bambini hanno difficoltà a concentrarsi e possono non di rado accusare persino una certa sonnolenza. Meglio concedere loro di svagarsi un po’ e di alleggerire la mente, magari guardando un breve cartone animato in tv o, se amano farlo, leggendo qualcosa. Le ore migliori per lo studio sarebbero, a detta di più esperti, quelle di metà pomeriggio. Si può prevedere una rapida e leggera pausa merenda, per poi riprendere le attività che comunque dovrebbero concludersi prima della cena.

Andare a letto presto è un’altra buona abitudine da curare e preservare, per garantire un ottimale ritmo sonno/veglia, che sta alla base di un risveglio “carico” di rigenerate energie.

Cinque passi per studiare

Cinque passaggi sono sufficienti per impostare ”tecnicamente” lo studio delle discipline. Vediamoli uno ad uno.

  1. LEGGERE PIÙ VOLTE IL TESTO: per comprendere anche i termini meno noti e per sottolineare le parole-chiave che richiamino i concetti da fissare.
  2. ABBOZZARE UNA MAPPA (mentale o concettuale): per acquisire un ordine necessario alla successiva esposizione orale dell’argomento. Inizialmente per realizzare la mappa è imprescindibile il supporto dell’adulto. L’acquisizione di autonomia a tal fine richiede molto tempo.
  3. RILEGGERE E PROVARE A RIPETERE UN PARAGRAFO PER VOLTA A VOCE ALTA: saper raccontare un contenuto è la garanzia migliore di averlo davvero interiorizzato. È quindi la vera prova che lo studio si è svolto in modo proficuo e secondo strategie efficaci. I bambini tendono a imparare a memoria le frasi dei paragrafi. Questa strategia mnemonica non va demonizzata, a mio avviso, ma senza dubbio gradualmente adattata e modificata. L’adulto può ascoltare un paragrafo recitato “quasi a memoria”. Poi, però, è opportuno che si attivi: deve infatti porre domande mirate, che inducano il bambino a formulare risposte per le quali non basti usare le frasi “imparate a memoria”, ma che necessitino di una seppur minima rielaborazione. Così facendo, stimolerà il bambino ad esprimere in modo personale i contenuti.
  4. RIPETERE TUTTO INSIEME: finita la ripetizione a voce alta di ciascun paragrafo, si può provare a ripetere tutto insieme. Ovviamente, nel caso permangano incertezze, bisognerà rileggere ancora il testo, per dissiparle, con calma e serenamente.
  5. RIPASSARE: la memoria va esercitata e alimentata costantemente. Se mancano alcuni giorni dalla verifica orale, occorre ripassare quotidianamente e ripetere quanto studiato, anche se sommariamente, tenendo sott’occhio la mappa creata, da cui staccarsi pian piano. Il giorno prima o qualche ora prima dell’interrogazione, serve invece una rilettura del testo più attenta, seguita da una sua ripetizione il più possibile precisa e non “meccanica”.

Rendere giocosi i momenti di ripasso e di consolidamento, oggigiorno è sempre più agevole, date le numerosissime possibilità offerte del mondo multimediale: software, app per lo studio (pensate per la scuola primaria e non solo), piattaforme che propongono esercizi di logica e di calcolo, quiz a tema storico e scientifico, puzzle conoscitivi che richiedono delle conoscenze scolastiche di base per essere superati e così via (Play and Learn, Kahoot, Wordwall, puzzle.org sono solo alcuni)…

Si possono trovare online esercizi-gioco già fatti, molto ben impostati. In alternativa, è possibile inventarli e crearli online autonomamente, centrandoli sugli argomenti specifici di nostro interesse in pochi, semplici passaggi (molto intuitivi). Niente di più bello che cimentarsi con mamma e papà in una websfida e… che soddisfazione vederli capitolare, “brutalmente” sconfitti dai piccoli esperti!

Maestra Elena

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